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XYLELLA: COLDIRETTI PUGLIA, GIÀ 440 CULTIVAR SPERIMENTALI; BASTA RITARDI SUL PROTOCOLLO REGIONALE SALVA ULIVI MONUMENTALI

Sono già 440 le cultivar oggetto di osservazione nella sperimentazione con gli innesti, un patrimonio di ricerca da spendere nella pratica di innesto e sovrainnesto, sempre che la Regione Puglia recuperi i ritardi accumulati nella scrittura del protocollo tecnico di utilizzo. E’ quanto ha riferito Coldiretti Puglia, in occasione dell’audizione in IV Commissione in Consiglio regionale, sollecitando ancora una volta l’amministrazione regionale a fare presto, lavorando fianco a fianco con la ricerca, attingendo ai risultati della sperimentazione in campo portata avanti dal progetto che vede coinvolti l’Azienda Forestaforte di Giovanni Melcarne, CNR-Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (IPSP), Università di Bari (DiSSPA e DiSAAT), CRSFA «Basile Caramia».

“Non esistono cure per salvare gli ulivi infetti da Xylella, unica strada è la convivenza con il batterio attraverso la pratica dell’innesto per salvaguardare almeno gli ulivi monumentali. L’innesto può rappresentare una speranza per il mondo produttivo olivicolo-oleario, ma soprattutto la speranza della tutela paesaggistica degli impianti olivicoli mediante queste prime varietà resistenti che consentiranno la ripartenza del settore olivicolo-oleario, in attesa che ulteriori sperimentazioni possano ampliare il panorama idoneo a convivere con il batterio killer”, ha detto Filippo De Miccolis Angelini, presidente di Coldiretti Brindisi.
“Nella sperimentazione con gli innesti dalle 270 cultivar iniziali, dalla primavera 2016, si è ora passati a 440 cultivar, a cui vanno aggiunte le cultivar delle altre prove sperimentali. Praticamente tutte le piante di leccino coltivate nelle aree infette del Salento sono innestate su semenzali provenienti prevalentemente dalla varietà sensibile Ogliarola salentina – ha spiegato De Miccolis - quando tutte le piante di olivo esistenti nelle prime aree focolaio di Gallipoli e comuni limitrofi sono state esposte a fortissima pressione d’inoculo per minimo 5 anni”. Alcuni sovrainnesti di leccino di svariati anni (> 10 anni) sopravvivono e resistono bene la malattia seppur sovrainnestati su tronchi delle varietà sensibili locali, con i tronchi che evidentemente continuano a mantenere la funzionalità vascolare, aggiunge Coldiretti Puglia.
Forti dei risultati conseguiti, è stato costituito il Consorzio Innesti tra Coldiretti, UNAPROL E Consorzio DOP Terre d’Otranto, di cui fa parte un Consiglio scientifico, per mettere a regime una pratica a cui si sono dedicati tecnici ed esperti finora in maniera volontaria e a proprie spese, coadiuvati dal CNR, che hanno in questi anni sperimentato la pratica degli  innesti e sovrainnesti sugli ulivi.
“Ci siamo ispirati ai Consorzi Anti-fillosserici nati con legge nel 1901 – ha spiegato il presidente De Miccolis - con lo scopo di diffondere la tecnica dell’innesto per contrastare la fillossera della vite. Un percorso virtuoso di speranza che intendiamo replicare e che le istituzioni hanno il compito di supportare con massima efficienza con Unaprol in prima fila, anche attraverso l’innovativo sistema Olivo.net progettato in collaborazione con Horta S.r.l., uno strumento informatico di ultima generazione che consente il monitoraggio in tempo reale dell’oliveto, controlla i dati inseriti e dà informazioni utili all’imprenditore per le scelte strategiche da prendere sulle attività di irrigazione, concimazione e coltivazione”.
“In mancanza di cure per salvare il patrimonio monumentale della Puglia – ha insistito De Miccolis - l’unica speranza è innestare gli ulivi con varietà resistenti, quando sul piano agronomico l’innesto consiste nell'unire due organismi vegetali viventi per mezzo di una saldatura biologica – dice Coldiretti Puglia - di cui la nuova parte aerea fruttifera ne modifica così la varietà. È bene precisare che al momento è solo una speranza confortata da alcune evidenze empiriche emerse da tre anni di sperimentazione sugli innesti ed emerse da alcune piante innestare da molti anni sul territorio salentino ormai devastato dal batterio. L’innesto è una pratica agronomica reversibile che ci consente di avere una chance per tutelare i nostri alberi monumentali”, ha concluso il presidente De Miccolis.

Bari, 28 ottobre 2019



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