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Quando cominciò tutto, alle origini della storia dell’Universo


Bari, 10 giugno 2019 – Indietro tutta. Indietro nel tempo fino all’inizio del tempo, fino a quando tutto è cominciato, circa 14 miliardi di anni fa. Questo è il contesto su cui la ricerca scientifica, la fisica nucleare mondiale si interroga, indaga. Un esercizio di ricerca, non solo filosofico (da dove veniamo), ma che comporta ampie ricadute nella vita dell’uomo, nello sviluppo tecnologico moderno, nelle applicazioni: medicina nucleare, informatica, magnetismo, vuoto, solo per citarne alcuni.

Per concentrare e sviluppare conoscenza nella fisica nucleare alle altissime densità di energia da oggi, 10 giugno, e sino a sabato prossimo, 15 a Bari, presso Villa Romanazzi-Carducci, é in corso la XVIII° edizione della Conferenza Internazionale “Strangeness in Quark Matter”.
Le ricerche degli scienziati partono dalla ricostruzione in laboratorio dei primi attimi di vita dell’universo dopo il Big Bang, quando cioè tutta la materia, di cui siamo fatti, era sciolta in una zuppa primordiale, il "plasma di quark e gluoni". Gli scienziati mirano dunque, a creare in laboratorio le più piccole gocce liquide del plasma primordiale (500 milioni di gradi), la materia presente pochi istanti dopo il Big Bang, quando l’Universo consisteva di un miscuglio denso e caldo 100.000 volte più caldo dell’interno del Sole di quark e gluoni (la temperatura del Sole varia da 5000-15 milioni di gradi centigradi).
L’espansione e il raffreddamento del sistema condussero quark e gluoni stessi a formare nucleoni (neutroni e protoni), che a loro volta diedero origine ai primi nuclei.
Nella ricerca più recente, facendo collidere ioni di elementi pesanti come il nuclei di Piombo alle energie elevatissime (ultra-relativistiche) consentite dalle moderne macchine acceleratrici (come LHC del CERN), si può ricreare quell’ambiente primordiale e accedere alla comprensione dei meccanismi fondamentali dell’interazione nucleare forte. Uno degli indicatori della formazione del plasma negli scontri tra ioni è legato alla produzione di particelle molto particolari, contenenti almeno un quark “di tipo s” (detto anche “strano”): per questo la misura di particelle strane o “stranezza” viene evocata nel titolo della conferenza.
Da questi studi si potrà capire come l’Universo sia evoluto per formare Galassie dominate dalla materia e come l’antimateria si sia estinta. 
Nella giornata odierna, oltre alla presentazione dei risultati più recenti sugli esperimenti in atto al CERN di Ginevra e negli States, ha tenuto un seminario sulla prima fotografia di un buco nero il prof. Luciano Rezzolla dell’Università di Francoforte, co-autore della recente scoperta e che ha studiato fisica all’Università di Bari.

La XVIII edizione della Conferenza Internazionale “Strangeness in Quark Matter” è stata organizzata congiuntamente dal Dipartimento Interateneo di Fisica “M. Merlin" dell’Università e del Politecnico di Bari e dalla locale sezione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), con il supporto del CERN di Ginevra, del GSI di Darmstadt, dei laboratori BNL di New York, della Società Italiana di Fisica e del Centro Fermi. 
Questa mattina hanno presenziato all’inizio dei lavori, Eugenio Di Sciascio, Rettore del Politecnico; Mauro de Palma dell’INFN, Carla Tedesco l’Assessora al Comune di Bari, all’Urbanistica e politiche del territorio.

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