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Campanello d’allarme per il lavoro in provincia di Lecce


Nuovo campanello d’allarme per il lavoro in provincia di Lecce: a maggio, la cassa integrazione sale dell’8,7 per cento rispetto al mese precedente. Secondo il 5° Rapporto mensile elaborato dal Servizio politiche del lavoro della Uil, sono 80.503 le ore complessivamente autorizzate dall’Inps alle aziende salentine, contro le 74.074 ore di aprile. Le richieste riguardano solo interventi di cassa integrazione ordinaria. Intanto la cassa in deroga è giunta ormai agli sgoccioli.

Nei primi cinque mesi dell’anno, la cig a Lecce e provincia registra in totale 484.480 ore, in calo del 47 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018. Nel dettaglio, tra gennaio e maggio, sono state autorizzate 481mila ore di cig ordinaria (+8,5%) e 3.380 di cig straordinaria (-98,7%). Anche nelle altre province pugliesi si registra una flessione rispetto ai primi cinque mesi dello scorso anno: Bari e Brindisi (-58%), Taranto (-47%), Foggia (-13%).
A livello regionale, la maggior parte delle ore sono assorbite dall’Industria, per un totale di poco più di 7 milioni di ore (ramo di attività che, a differenza degli altri in cui si riducono le richieste di cassa integrazione, registra una crescita del 45% rispetto allo stesso periodo del 2018), a cui seguono l’edilizia (1 milione 694mila), il commercio (401mila) e l’artigianato.
“I dati mostrano che siamo in presenza di uno stato di forte sofferenza di una parte del nostro sistema produttivo ed occupazionale a cui occorre fornire non solo i necessari ammortizzatori sociali, ma strumenti e politiche mirate alla crescita, competitività e sviluppo”, è il commento di Salvatore Giannetto, segretario generale Uil Lecce. “Il balzo delle ore richieste dagli imprenditori salentini – sottolinea - vuol dire che non ci sono certezze sulle prospettive, sugli ordinativi, sull'attività futura. Significa che le nostre imprese sono su un crinale pericoloso e con esse i lavoratori. La situazione è davvero allarmante, perché il quadro occupazionale in Puglia è già da bollino rosso: secondo gli ultimi dati di Eurostat sull'occupazione tra i 20 e i 64 anni, la Puglia è al 49,4% contro la media Ue del 73%”.
Secondo il numero uno della Uil di Lecce, per uscire da questa situazione “occorre dare priorità alle politiche attive del lavoro per creare buona occupazione, agli investimenti sulle infrastrutture che mancano in un Salento tagliato fuori dal resto d’Italia nonostante gli imponenti flussi turistici e, infine, occorre continuare l’azione di bonifica del territorio dall’illegalità attraverso la lotta al malaffare e alla criminalità organizzata che sempre di più tenta di impossessarsi delle nostre attività produttive”.

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