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XYLELLA: COLDIRETTI PUGLIA, DA PIAZZA SANT'ORONZO COLORATA DI GIALLO

Quasi 6mila agricoltori, frantoiani e vivaisti con i trattori insieme a cittadini e rappresentanti della società civile che hanno invaso il centro di Lecce contro la gestione
inconcludente della Regione Puglia dell’emergenza Xylella che ha devastato milioni di ulivi in Puglia e dal Salento sta avanzando inesorabile verso Nord. “Fermiamo la Xylella E' #disastrocolposo”, “Burocrazia fa più danni della Xylella”, “Piu' scienza e meno stregoni”, “Assessore Di Giqoia giu’ le mani dall’agricoltura del Salento: Dimettiti”, sono solo alcuni degli slogan che si leggono su striscioni e cartelli della protesta con i manifestanti che distribuiscono volantini a firma Coldiretti e Unaprol  “Coraggio Salento” per denunciare i ritardi e chiedere interventi decisi per espiantare, reimpiantare e far rinascere le aree colpite, dopo anni di annunci, promesse, rimpalli di responsabilità della burocrazia e decreti senza impegni concreti per la ricostituzione del patrimonio olivicolo distrutto mentre gli agricoltori non sanno come comportarsi per realizzare nuovi impianti resistenti e tornare a lavorare e produrre. Il corteo è partito dal Foro Boario di Lecce e si snoda lungo la città per giungere alle ore 10,00 in Piazza Sant’Oronzo con una montagna di legna degli ulivi contagiati da scaricare davanti ai Palazzi del potere. Oltre 60 i Sindaci presenti, numerosi consiglieri regionali di maggioranza e opposizione presenti, tra i quali Amati, Congedo, Damascelli, il Senatore Stefano. “Il Salento merita rispetto e pretende le dimissioni dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia che ne ha fatta un’altra, ha ‘dimenticato’ di chiedere al Ministero lo stato di calamità da Xylella per il 2018. Ha giocato al rimpallo di competenze e responsabilità, facendo dilagare la malattia che è arrivata alle porte di Bari”, ha gridato dal palco il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia. “Non è stato in grado di definire una strategia condivisa e chiara con il Governo per consentire agli olivicoltori di espiantare e reimpiantare. Il mondo agricolo salentino è compatto nel dire basta alla politica della Regione Puglia che si nasconde per non decidere, che ha mandato in fumo altri ettari di coltivazioni, con ulteriori danni al patrimonio ambientale, culturale e all’economia agricola pugliese e nazionale e con gravi rischi per l’intera agricoltura continentale”, ha aggiunto Muraglia. “Neppure con il PSR l’Assessore reginale Di Gioia – ha ricapitolato il presidente Muraglia - è riuscito ad aiutare gli olivicoltori dell’area infetta, con 536 aziende finanziabili con il bando per la ricostituzione del patrimonio olivicolo che, dopo tre mesi di istruttoria, non hanno ricevuto la necessaria autorizzazione all’espianto degli alberi infetti, nonostante sia passato in COnsiglio regionale il 21 dicembre scorso, su sollecitazione di Coldiretti, la norma di semplificazione che permette di derogare ai vincoli ambientali, forestali e idrogeologici di carattere regionale. Ciò avrebbe consentito di sbloccare subito almeno 200 pratiche di olivicoltori che devono reimpiantare. Sono 16 milioni di euro bloccati a cui si aggiungono 32 milioni di euro di un altro bando del PSR per gli investimenti delle imprese olivicole dell’area infetta, mai partito nonostante la decisione del comitato di sorveglianza sia di oltre un anno. Al palo anche il bando del PSR per i frantoi, altri 50 milioni fermi al aplo con la disperazione degli olivicoltori che aumenta di giorno in giorno . Un disastro su tutta la linea, una vergogna senza limiti”. “Non è stato fatto nulla per i frantoiani che ormai al collasso stanno vendendo le macchine di produzione in mancanza di olive da molire, i vivaisti tuttora non possono movimentare le piante all’interno dell’area infetta, dopo aver speso erroneamente tempo e soldi per dotarsi di impianti di termoterapia che non sono serviti a nulla per mancanza di una firma su una autorizzazione”, ha chiuso il presidente Muraglia. E’ avanzato inesorabilmente verso nord ad una velocità di più 2 chilometri al mese il contagio della Xyella che ha già provocato con 21 milioni di piante infette una strage di ulivi lasciando un panorama spettrale mentre si continua a perder tempo con annunci, promesse ed inutili rimpalli di responsabilità. E’ quanto emerge dal Dossier “Coraggio Salento” elaborato da Coldiretti e Unaprol, il resoconto che una piaga che se non verrà fermata l’epidemia nei prossimi cinque anni – denuncia la Coldiretti - rischia di essere infettato l’intero mezzogiorno d’Italia dalla Basilicata alla Calabria, dalla Campania al Molise. Solo nell’area infetta rientrano 183mila ettari e 22 milioni di alberi e contro il dilagare della Xylella che è arrivata a Monopoli – dice ancora Coldiretti - i fondi UE per monitoraggi e test di campionamento, 3 milioni di euro per tutto il territorio italiano e per altri 7 patogeni della stessa categoria, sono solo briciole. Il consorzio olivicolo Unaprol ha deciso di procedere all’acquisto di 100mila piante di ulivo leccino resistenti alla Xylella che verranno consegnate ai nostri olivicoltori.  Lo ha annunciato il presidente di Unaprol, David Granieri che ha partecipato insieme alla Coldiretti alla mobilitazione “Coraggio Salento” con migliaia gli agricoltori con i trattori, insieme a cittadini e rappresentanti della società civile, hanno invaso il centro di Lecce dove in Piazza Sant’Oronzo si è proceduto al taglio e all’innesto di un ulivo malato. “Il Decreto Legge sulle emergenze ha abbandonato alla sua sorte il Salento infetto che è ormai dato per perduto, come se non esistesse”, ha detto il presidente di Unaprol, David Granieri. “Non crea le condizioni per andare in deroga ai vincoli paesaggistici, idrogeologici e di ogni altra natura in area infetta, in altre parole gli agricoltori dell’intera provincia di Lecce e di parte delle province di Taranto e Brindisi che non hanno obbligo di espianto si ritrovano a morire di burocrazia. E’ un’altra occasione perduta per la ricostruzione del patrimonio olivicolo distrutto, mentre gli agricoltori non sanno come comportarsi per realizzare nuovi impianti resistenti e tornare a lavorare e produrre”.   Lecce, 9 marzo 2019   

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