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Il 13 gennaio alle ore 20.30 un altro appuntamento teatrale a Levèra

“L’urlo”, è una cantata di getto, nata dalla rilettura di alcune delle più incisive pagine della letteratura, non solo teatrale, degli ultimi decenni in un periodo in cui la vita umana sembra smarrire centralità rispetto alla provenienza geografica e sociale, ai percorsi che compie, ai pericoli che comporterebbe l’incontro con l’altro.
In scena Gustavo D'Aversa è l’Altro, proprio questo Altro da cui dovremmo costantemente guardarci. Un monologo tutto d’un fiato che ferma lo spettatore, aggancia il discorso con una scusa qualsiasi e lo trascina nell’esperienza, ormai così rara, di un incontro in carne ed ossa con uno sconosciuto.
Scandite in una lingua che non appartiene a nessuno, una lingua anch’essa semplicemente altra, affiorano le istanze di un’umanità che non conosce differenze e che reclama, in tutti, una stanza in cui passare la notte, una mano che si tenda ad accendere la sigaretta, qualcuno con cui parlare, che non scappi, o con cui semplicemente fermarsi a riprendere fiato.
“L’urlo” è un discorso che cerca di articolarsi ma continuamente inciampa tra ricordi del passato e progetti per il futuro, che cerca di farsi universale ma resta sempre ancorato alla persona che parla, alla sua inesorabile unicità e, proprio per questo, alla sua assoluta umanità, che per essere tale chiede solo di essere ascoltata e riconosciuta da chi le sta di fronte.
È l’uomo senza nome e senza un ruolo che parla in questo spettacolo, per tutto il tempo di una pioggia torrenziale, la pioggia incombente dell’ostilità che allaga le nostre città: una situazione da cui cercare riparo, in cui bisogna abbassare le difese, chiedere aiuto e fidarsi.

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