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Gioco d’azzardo online: le leggi antifrode (in Italia e UE)

L’Italia potrebbe essere uno dei primi paesi nel mondo dove la raccolta del gioco d’azzardo online vada a superare quella della rete fisica. Storicamente il gioco analogico ha sempre portato la quasi totalità dei ricavi del settore soprattutto grazie ai flussi di gioco di slot machine e videolottery. Da par suo il gioco online, che è entrato nel mercato circa vent’anni fa, ha fatto registrare ritmi di crescita sempre più accelerati ed è a buon diritto una parte considerevole dell’indotto.


Questo è un trend comune a tutto il mercato globale, ma l’Italia rappresenta un caso particolare poiché per legge le vecchie slot saranno tutte rimosse entro l’anno 2021, un processo già in atto da tempo che ha dettato un primo calo nell’indotto della rete fisica. Dall’altra parte invece l’online ha quasi raddoppiato i suoi numeri nel giro di tre anni e si prepara ad essere presente e futuro del settore di riferimento.

Ciò che comporta la mole smisurata di giocate, prelievi, ricariche e operazioni di qualsiasi genere è che vi sia un’assoluta necessità di controlli, soprattutto di automazioni che passino al setaccio tutto questo imponente numero di movimenti. É per questo che sia il nostro paese, e più in generale la Comunità Europea, ha imposto una serie di obblighi per i fornitori di gioco per tenere sotto controllo tutte le operazioni di natura fraudolenta.
  1. L’eterno ritorno delle frodi nel gioco d’azzardo

Quando si parla di frodi nel gioco d’azzardo bisogna subito specificare una cosa: attualmente l’illecito può essere commesso dal giocatore ai danni dello Stato e degli altri giocatori, mai da parte dei fornitori di gioco. Questo perché il regime di gioco italiano, di fornitura delle licenze e gestione degli algoritmi di funzionamento dell’estrazione e quant’altro viene severamente normato dall’ente regolatore Agenzia Dogane e Monopoli (l’ex AAMS) coadiuvato dal braccio informatico del Ministero dell’Economia che è l’azienda SOGEI. Tutti i fornitori di giochi con regolare licenza rispondono quindi allo Stato, il gioco illegale invece agisce nella totale assenza di regole e garanzie per il giocatore.

  1. Multi-accounting e Chip dumping

I primordi del gioco d’azzardo digitale hanno visto fin da subito svariati tentativi di frode dovute ai pochi mezzi di sicurezza che vi erano all’inizio. Uno dei tentativi più elementari era certamente il multi-accounting, l’iscrizione allo stesso torneo con più giocatori (e quindi più chance di vittoria). Oggi potrebbe sembrare un tentativo goffo ma all’epoca questo tentativo ha portato i suoi risultati e, ancora più eccezionale, nel caso si fosse stati scoperti si poteva sempre dire che il contatto apparteneva ad un familiare o un convivente.

Altra strategia è il chip dumping, ovvero la perdita volontaria di fiches da parte di un giocatore nei confronti di un altro nell’ambito di partite uno contro uno e al possibile fine di riciclare denaro e finanziare attività illecite. In questo caso il sistema è più sottile e viene reso possibile dall’ormai numerosa presenza di giochi di carte (italiani e non) nei siti degli operatori di gioco più quotati, ma come vedremo la giurisprudenza europea si è occupata sia di aumentare i controlli sulle identità degli alias iscritti alle piattaforme di gioco, che quelli sulle singole giocate sospette.
    1. Legge europea antiriciclaggio

Non esiste una legge europea unica sul gioco d’azzardo, e per questa ragione sono state inviate diverse critiche all’indirizzo di Bruxelles, sull’argomento frodi però ampio spazio è stato dedicato al capitolo gioco d’azzardo nelle direttive antiriciclaggio discusse e approvate dall’emiciclo di Strasburgo.
Stiamo parlando delle direttive antiriciclaggio numero IV e V, la prima pubblicata nel 2015 e la secondo nel 2018 che va ad apporre solo delle piccole migliorie e dei doverosi aggiornamenti alla legge. Nel 2015 la legge fu approvata a maggio, era il periodo dei primi attentanti francesi che scossero il continente, si lavorava molto nel cercare di bloccare ogni possibile via di finanziamento per queste “iniziative terroristiche”, tra le quali anche il gioco d’azzardo. Le direttive, per la parte inerente al gioco stabiliscono quali sono i controlli che gli operatori devono automatizzare per garantire il regolare svolgimento delle operazioni di gioco.
  1. Legge italiana antiriciclaggio

Il testo più recente in materia di riciclaggio della giurisprudenza italiana, con la quale si recepiscono entrambe le direttive europee, è il Decreto Legge n. 90 del 25 maggio 2017 che va ad aggiornare il Decreto n. 231 del 21 novembre 2007. In particolare 2 articoli stabiliscono le automazioni nei controlli da parte dei fornitori di giochi. Qui gli obblighi dell’art. 52, legato alle operazioni di gioco e alle verifiche da effettuare su:
  • lo stato dei conti di gioco ed in particolare quelli sospesi e quelli sui quali vi siano movimentazioni rilevanti;
  • i conti di gioco caratterizzati da una concentrazione anomala di vincite o perdite in un arco temporale limitato, specie se verificatesi su giochi in cui c’è interazione tra giocatori;
  • la tipologia degli strumenti di ricarica utilizzati;
  • la frequenza e le fasce orarie delle transazioni di ricarica del conto di gioco;
  • l’individuazione di anomalie nell’utilizzo del conto di gioco per come desumibili dal rapporto tra depositi e prelievi.
Qui, invece, l’art. 53 che riferisce specificamente ai check da effettuare sui singoli account di gioco:
  • procedere all’identificazione e alla verifica dell’identità di ogni cliente in occasione degli adempimenti necessari all’apertura e alla modifica del conto di gioco previsto ai sensi dell’articolo 24 della legge 7 luglio 2009, n. 88;
  • consentire operazioni di ricarica dei conti di gioco, ai soggetti titolari del conto esclusivamente attraverso mezzi di pagamento idonei a garantire la piena tracciabilità dei flussi finanziari connessi alle operazioni di gioco;
  • acquisire e conservare, per un periodo di dieci anni dalla relativa acquisizione, con modalità idonee a garantire il rispetto delle norme dettate dal codice in materia di protezione dei dati personali.


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