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Nardò cittadinanza a Cataldo Motta

Domani, venerdì 21 settembre, il Comune di Nardò conferirà la cittadinanza onoraria a Cataldo Motta, il magistrato simbolo della lotta alla mafia nel Salento. Il Consiglio comunale si riunirà alle ore 17 in seduta straordinaria per il conferimento della cittadinanza, mentre alle ore 18:30 all’interno della villa comunale (il giardino botanico annesso
al castello) è in programma un incontro per ripercorrere il suo lungo percorso personale e professionale al servizio dello Stato. Interverranno, tra gli altri, il sindaco Pippi Mellone, il procuratore aggiunto presso la Procura di Lecce Elsa Valeria Mignone, il procuratore aggiunto presso la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Lecce Guglielmo Cataldi, gli assessori della Regione Puglia Loredana Capone e Salvatore Ruggeri, altri magistrati e rappresentanti delle istituzioni locali e delle forze dell’ordine.
Cataldo Motta è entrato in magistratura nel 1971 e ha sempre svolto funzioni di pubblico ministero, prima quale sostituto procuratore presso la Procura di Piacenza e poi dal 1974 a Lecce, dove è stato dal 2000 procuratore aggiunto e dal 2008 procuratore e ha diretto la Direzione Distrettuale Antimafia (della quale è stato componente fin dalla sua istituzione). È stato collocato a riposo dal 1 gennaio 2017.  
Cataldo Motta è stato il primo, alla fine degli anni Ottanta, a identificare compiutamente la struttura di tipo mafioso denominata Sacra Corona Unita, avviando il relativo procedimento a carico di oltre trecento persone e sostenendo l’accusa nel dibattimento (processo concluso con la condanna di quasi tutti gli imputati e il riconoscimento del carattere mafioso della Scu). Ha avviato e diretto le indagini per gli omicidi commessi nell’ambito della cosiddetta “Quarta mafia” in provincia di Lecce negli anni tra il 1987 e il 1992 e ha partecipato poi ai relativi processi. Ha svolto indagini per omicidi di carattere mafioso anche nelle province di Taranto e Brindisi e ha diretto le indagini, particolarmente complesse, sul grave attentato stragista commesso a Brindisi il 19 maggio 2012 alla Scuola “Morvillo Falcone”. Ha svolto, poi, indagini sui rapporti tra criminalità organizzata dell’Est europeo e quella italiana nei settori del traffico di esseri umani, della tratta delle donne da avviare alla prostituzione e dei traffici di armi e stupefacenti.  
Motta oggi tiene seminari universitari in procedura penale, incontri nei licei e in altre scuole, corsi di formazione e aggiornamento professionale, cicli di conversazioni agli uditori giudiziari in tirocinio ed è relatore in convegni e conferenze internazionali sui temi relativi alla criminalità organizzata. Ha firmato alcune pubblicazioni sul caporalato e lo sfruttamento sul lavoro e saggi sul rapporto tra mafia e donne e sui collaboratori di giustizia. Motta fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, è stato consulente della Commissione Parlamentare Antimafia ed è stato anche relatore al Parlamento Europeo, a Bruxelles, sul rischio di infiltrazione della criminalità organizzata negli Stati dell’Unione.
“Cataldo Motta - dice il sindaco Pippi Mellone - ha speso la sua vita e il suo lungo percorso professionale nel contrasto alla criminalità organizzata su questo territorio, rappresentando il baluardo contro la Sacra Corona Unita, la cui insofferenza ha fatto di lui un giudice perennemente “blindato”. La città di Renata Fonte, la prima donna vittima di mafia nel Salento, non può non legarsi per sempre alla figura di un uomo simbolo come lui”.
“C’è il lungo filo della legalità - aggiunge il presidente del Consiglio Andrea Giuranna - che tiene uniti Nardò e Cataldo Motta, il principale artefice della lotta dello Stato alla mafia nel Salento. La nostra città, come ogni altra città di questa provincia, non può non riconoscere a quest’uomo l’egregio lavoro svolto in tutti questi anni a tutela della sicurezza, dell’ordine pubblico e della bontà del tessuto sociale. Un riconoscimento che facciamo anche nel nome di Renata Fonte”.
                                                                              Ufficio stampa

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