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REGIONALISMO DIFFERENZIATO E ASIMMETRICO

Il documento sul regionalismo differenziato, inviato dai Presidenti di UPI e ANCI al Ministro delle Regioni, con la richiesta di aprire un confronto comune, rappresenta un’iniziativa di rilevante importanza in merito al finanziamento delle funzioni e delle materie che possono essere attribuite alle Regioni a statuto ordinario secondo l’iter stabilito dall’art. 116, 3° comma della Costituzione. Un’azione congiunta che va posta anche a seguito delle iniziative intraprese dalle Regioni Lombardia,
Veneto ed Emilia-Romagna che hanno imposto al centro del dibattito il rapporto tra Stato e Regioni dopo l’esito non confermativo del referendum sulla riforma costituzionale, e del correlato documento conclusivo dell’indagine conoscitiva approvato nello scorso mese di febbraio dalla Commissione parlamentare bicamerale per le Questioni regionali (Presidente On. Giampiero D’Alia), che ha analizzato temi dirimenti quali le forme di raccordo tra Stato, Regioni ed enti locali, l’analisi del regionalismo italiano e la ricerca di forme di autonomia che non ledano i principi costituzionali.

Considerato
  • che le forme e condizioni di autonomia avanzate da alcune Regioni esplorano scenari che minano l’unita giuridica ed economica della Repubblica nonché pongono le Regioni di fronte alla gestione di ulteriori competenza che richiedono una ricomposizione delle spese e delle entrate comportando un rilevante ampliamento del bilancio regionale;
  • che l’assegnazione di ulteriori compiti si traduce nella quantificazione delle risorse necessarie a finanziare i maggiori spazi di autonomia dei governi regionali e nell’individuazione delle modalità di finanziamento delle materie devolute posto che, con la legge 42/2009 e il d.lgs. 68/2011, è stato formalmente superato il modello di finanza derivata che aveva contraddistinto il regionalismo italiano;
  • che le risorse per finanziarie le ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia andranno reperite in compartecipazioni ad imposte erariali o nei tributi propri regionali, all’interno dell’insieme di regole previste per il finanziamento dei servizi essenziali delle prestazioni (LEP) e dai vincoli posti dal dovere di solidarietà nei confronti delle Regioni con minore capacità fiscale;
  • che la richiesta di attribuzione di maggiori competenze dovrà essere accompagnata dal rispetto dei principi e criteri direttivi indicati nel documento di UPI e ANCI, allo scopo di tutelare l’unità economica e giuridica della Repubblica e di garantire sull’intero territorio nazionale il mantenimento dei LEP relativi ai diritti civili e sociali;
è di tutta evidenza
  • che il regionalismo differenziato, se non è adeguatamente compensato da quello cooperativo, per cui il principio autonomistico costituisce un indubbio fattore integrativo, può comportare un indebolimento dei livelli di governo regionali rispetto a quello centrale, condizionando e compromettendo la stessa competitività territoriale e coesione sociale dei diversi territori nell’unitarietà della Repubblica, violando il principio solidaristico che la contraddistingue;




  • che il ruolo assegnato dall’ordinamento alle autonomie locali e la rilevanza delle funzioni fondamentali svolte dalle stesse, in un’ipotesi di ampliamento dei compiti alle Regioni, assumono centralità nel rispetto dei principi costituzionali di sussidiarietà e di adeguatezza, nella piena attuazione di una leale collaborazione tra tutti i livelli sub-centrali di governo;
Quanto considerato
  • Si condivide il merito delle proposte relative al maggior coinvolgimento degli enti locali da parte delle Regioni attraverso il CAL, (previsto, per quanto attiene la Regione Puglia, dal relativo Statuto, all’art. 45) al riconoscimento di un protagonismo attivo nel rapporto con il Governo nell’ambito della Conferenza Unificata e rispetto all’attività parlamentare di prevedere in modo permanente la presenza di rappresentanti del sistema delle autonomie locali in seno alla Commissione bicamerale per le questioni regionali;

  • Si propone

  1. di avviare da parte delle UPI regionali e delle ANCI regionali, in una stretta e sinergica collaborazione, un confronto con le rappresentanze parlamentari e con le rispettive Regioni allo scopo di aprire un percorso su tutti i territori e che trovi sintesi in momenti di raccordo per un’analisi comune in sede nazionale, ciò consentendo di elaborare una proposta complessiva espressione dei processi avviati sui rispettivi territori;
  2. di affermare il ruolo del sistema delle autonomie nell’ambito dei processi di attuazione dell’art. 116, co. 3, considerando che l’attuale quadro normativo, seppur orientato verso la finanza originaria, continua a garantire forme di “finanza derivata” residuale riconducibili ai fondi perequativi (l. 42/2009) e agli interventi speciali (l. 243/2012) volti ad assicurare un livello uniforme di godimento dei diritti civili e sociali tutelati dalla Costituzione;
  3. di attivare un confronto permanente tra Regioni-ANCI-UPI con riferimento alla definizione della spesa regionale valutabile sulla base di costi e fabbisogni standard per quanto attiene le funzioni connesse ai livelli essenziali delle prestazioni, alla presenza di differenti gradi di decentramento amministrativo e alle relative politiche allocative definite dalle varie regioni.












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