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Filippo Anelli, «La legge sul Biotestamento è una buona legge. Ma non avrebbe dovuto imporre al medico una serie di obblighi».

Nel suo intervento di introduzione al tema del convegno, “Biotestamento, Opinioni a confronto tra Etica, Diritto e Medicina” il presidente FNOMCeO, Filippo Anelli, ha sostanzialmente approvato lo “spirito” della legge 219/2017, ma non ha condiviso il rischio di banalizzazione del rapporto medico-paziente.
«Ci aspettiamo – ha detto - che a nessun medico venga imposto un trattamento che in scienza e coscienza non condivide».
Dopo aver tratteggiato lo stato di profonda crisi che attraversa la professione medica, Anelli ha
richiamato il Codice deontologico che – ha detto – «..ha da tempo previsto una parità di rapporti tra medico e cittadino. Non torniamo indietro».
In quel rapporto c’è un patto. «E’ quell’alleanza terapeutica che noi abbiamo più volte ribadito all’interno del codice – ha ricordato - La legge trasforma questo rapporto. Da un diritto mite, quello del codice che vincola i medici e interviene con un provvedimento disciplinare a un diritto riconosciuto ai cittadini in maniera più forte. Ma il rischio di una burocratizzazione del sistema è molto alto».
A questa concezione di banalizzazione della professione il presidente Anelli oppone «..un’idea completamente diversa: l’idea prevista dal Codice che definisce il medico  libero, indipendente, autonomo e responsabile. In questa legge – aggiunge contrariato Anelli -  all’art.1 due parole sono scomparse: l’indipendenza e la libertà. E quando l’ho fatto presente alla relatrice della legge – racconta il presidente - mi è stato risposto che al medico non spetta la libertà, ma solo l’autonomia. Autonomia significa saper scegliere fra un farmaco e un altro, fra un trattamento e un altro. La libertà invece – ha insistito Anelli - è un principio fondamentale per le professioni. E’ una caratteristica essenziale del medico, che oggi non sarebbe tale senza i valori  ai quali liberamente aderisce e su cui giura fedeltà».
L’applicazione della legge secondo Anelli potrebbe portare come conseguenza un aumento dei contenziosi e la banalizzazione del rapporto di fiducia medico paziente. «Perchè quando il consenso informato viene trasferito in modo corretto – sostiene il presidente Anelli - si può trasformare in un modulo da compilare al quale si affida la soluzione. Per noi questo non può essere. Per noi vale il rapporto di fiducia profondo tra medico e paziente». 


Il giudice Roberto Tanisi ha elencato le criticità della legge e ha messo in guardia sui costi di applicazione.

Il presidente della Corte d’Appello di Lecce, Roberto Tanisi ha presentato la legge, facendone una disamina puntuale e ponendo a tutti delle domande su quegli articoli che per il magistrato leccese presentano elementi di vaghezza, di riflessione o vere e proprie contraddizioni.
«Per esempio – ha chiesto Tanisi – i vincoli di bilancio possono arrivare ad intaccare quello che è considerato un diritto inviolabile, cioè il diritto alla salute? Negli Usa – ha aggiunto -  dove le cure per i malati terminali pesano enormemente su una spesa sanitaria che assorbe addirittura il 17% del Pil e dove la salute tende ad essere considerata come una specie di responsabilità individuale, Neil Brooks ha scritto sul New York Times che la vita è sacra. Ma ha senso spingere il paese verso la bancarotta per allungarla?».
Tanisi si è fermato poi sul consenso informato e sui requisiti del paziente. «Il primo requisito è che deve essere maggiorenne e capace di intendere e di volere. Per il minore è prevista la possibilità di valutare le capacità di comprensione e di decisione. Termine vago e che passa attraverso il tutore o l’amministratore di sostegno».
Con riguardo alle DAT,  le “disposizioni anticipate di trattamento”, il giudice salentino ha sottolineato la delicatezza della “consapevolezza” del disponente. «Cioè, uno deve sapere quello che fa, dovendo esprimere disposizioni nel momento in cui sta bene, per quando starà male. Io ritengo – ha detto Tanisi - che siano sufficienti delle semplici autodichiarazioni del soggetto, perché non è prevista un’attestazione medica. Per questo potranno esserci i primi conflitti davanti a un giudice. Il disponente può delegare a una persona di sua fiducia e quindi i parenti che diventano importanti».
Tanisi ha detto chiaramente che “non è un appassionato di questa legge” e che, tutto sommato, preferisce i principi di costituzionalità della persona. «Tuttavia – ha anche aggiunto - credo che un merito questa legge lo ha:  ha comunque ha confortato i medici in ordine a pratiche specifiche come l’alimentazione, l’idratazione e la respirazione. Da questo punto di vista la legge fa chiarezza».
Per quanto riguarda le DAT  Tanisi pensa che la legge abbia commesso un grave errore affidandole di fatto alla decisione del paziente.  Invece – ha sostenuto  - sarebbero redatte meglio con la collaborazione di un medico».

Il presidente della Corte d’Appello parla poi del valore della vita, sul quale – ha detto - ognuno ha le sue idee.   «Capisco la posizioni di Mantovano e del professore Spagnolo, ma fatico a considerare vita quella di Eluana Englaro. Sarà un mio difetto. Ma dico che nessuno può imporre nulla, le imposizioni autoritarie sono pericolose. Ma se una persona sceglie di NON sopportare quel tipo di vita, credo che sia in linea anche con i principi contenuti in Costituzione e garantirgli quel tipo di scelta. Mi rendo però conto che la si può pensare in modo differente».

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