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“TRA LUCE E MATERIA, SCULTURA & PITTURA”

Aprirà i battenti domani, venerdì 8 dicembre, la mostra d’arte “Tra luce e materia, Scultura & Pittura”, allestita nella Sala Miggiano (Piazza del popolo) a Taviano. Alle ore 19 è in programma il vernissage di inaugurazione con il saluto del sindaco di Taviano Giuseppe Tanisi e l’intervento della docente Ada Fiore. Sarà, poi, la volta dell’illustrazione della Mostra da parte della curatrice Serena Palma.


L’allestimento, che gode del patrocinio della Provincia di Lecce e del Comune di Taviano, rimarrà aperto fino al 19 dicembre, con orario continuato e ad ingresso libero.

Si potranno ammirare i dipinti di due artisti salentini: Giuliano Rainò e le sculture di Donato Ungaro.

A spiegare il senso della mostra è la curatrice Serena Palma, critico d’arte: “Un progetto artistico-culturale quello “Tra luce e materia” che germoglia dal pensiero di far dialogare due forme d’arte diverse ma complementari: la scultura e la pittura; dove la prima si concretizza in materia, sostanza e corporeità, e la seconda in luce, bagliore e colore. Due campi dell’umanità che attraversano le vite di ogni individuo e che in esso si animano. Due forze artistiche, dunque, che si armonizzano in altre due forme concettuali antropologiche per le quali è dato riconoscere ad ognuno di noi una componente corporea (la materia) ed una spirituale (la luce). E’ nella materia la ricerca della creazione e nella luce la scoperta della nostra anima”.

Giuliano Rainò, eclettico artista tavianese, per anni ha realizzato con le sue pennellate vorticose di colore, scorci architettonici e paesaggistici dei territori salentini e italiani. L’esperienza pittorica gli ha permesso di crescere professionalmente nel tempo e di rivoluzionare le sue creatività che, in un’età matura, ha catturato l’attenzione di alcuni critici italiani, con partecipazioni ad esposizioni d’arte in diversi contenitori museali italiani. Tra le diverse premiazioni, quella nella collettiva d’arte “Esposizione Magna Grecia in Art” del 2016 a Corigliano Calabro, primo posto con l’opera pittorica “La donna mascherata”. Questo dipinto, che insieme a “Estasi del colore”, “Limoni, “Infinita attesa” sarà possibile ammirare nella Mostra a Taviano, è una tela carica di simbolismo. “Ogni pennellata è un’armonia di colori e sfumature che rimandano al mondo onirico e dei sogni freudiani. Appare quasi un sogno questo dipinto, uno di quelli del mondo pirandelliano, fatto di molteplici maschere che tutti indossiamo in questa società, e di altrettanti molteplici volti. L’artista, infatti, ha così voluto farsi portavoce dell’ eterogeneità del nostro ego, rappresentato, qui, da una donna, che già travestita siede a penzoloni, in alto sulla luna, in attesa della prossima maschera bianca da sfoggiare all’umanità. Non meno importanti sono i dipinti di Rainò che ritraggono scenari di luoghi ameni e agresti, frutteti, viti e paesaggi marini, con un linguaggio pittorico popolare, semplice e della vita quotidiana indagata nella sua genuinità”, si legge nel mini book antologico della Mostra, a cura di Serena Palma.

Donato Ungaro, scultore nato e cresciuto nel Salento, ha un’esuberante personalità artistica, che dalla Terra del sole e degli ulivi tra l’ispirazione, elevando l’ulivo da semplice tronco a massima creazione materica. La sua capacità creativa, unita all’abilità di plasmare forme inesistenti in oggetti tangibili, ha permesso ad Ungaro di partecipare ad esposizioni d’arte in gallerie e musei italiani, come per esempio Ferrara, con importanti riconoscimenti e cataloghi di critica antologica. Spiega la curatrice: “Lo scultore ascolta in silenzio il lento vibrare dei tronchi d'ulivo, poi li ammira e ne immagina il contenuto sotteso alla corteccia e così, delicatamente, ma con fermezza caratteriale, scava quel legno, quasi lo sbanca della sua essenza per dargli nuova linfa, nuove forme. Nella “Primavera” (h 55cm, diametro 55cm) è racchiuso il massimo del suo turbinoso modus operandi. L’opera avvolge completamente lo spazio e l’ambiente ad essa circostante, quasi lo vuole conquistare, quasi si vuole imporre su di esso. Tutte le sculture dell'artista, infatti, sia quelle figurative, che quelle astratte e utopiche, sfuggevoli alla mente umana ma cariche di simbolismo, sfoggiano un dettagliato lavoro di profilatura e di estrema minuzia dei particolari, che intagliati nel legno creano un travolgente e frenetico gioco di forme geometriche, che finiscono per umanizzarsi”.

Lecce, 7 dicembre 2017

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