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Nasce a Lecce la sede della medicina

Nasce a Lecce la sede della medicina a misura di paziente per tutto il meridione. Mauro Minelli nominato coordinatore dell’area Sud della Società Italiana Medicina Personalizzata.

Si è svolto a Lecce nei giorni scorsi, presso la sede leccese dell’Università Telematica Pegaso, in viale Oronzo Quarta, Il congresso della Società Italiana Medicina Personalizzata (SIMeP) dal tema “ Attualità e prospettive della Medicina Personalizzata, tra etica e sostenibilità: diagnosi e terapie a misura di Paziente”.

Nel corso dell’incontro l’assemblea dei soci ha ufficializzato la nomina del prof. Mauro Minelli (professore straordinario di Igiene generale Applicata di Università Telematica Pegaso e segretario nazionale della stessa società) a coordinatore della sezione meridionale della SIMeP.
Articolato in 4 simposi, il congresso ha registrato un grande successo di partecipazione. Grazie anche agli interessanti contributi di 40 relatori sui temi dello sviluppo e delle strategie della “medicina di precisione”.
Per saperne di più Salute Salento ha intervistato il prof Minelli (in foto).
Dottore Minelli, cos’è la medicina personalizzata e di precisione di cui oggi tanto si parla e poco si conosce?
«La medicina di precisione è un discorso innovativo e di impatto positivo in termini di efficacia delle prestazioni cliniche perché personalizza il percorso diagnostico e terapeutico, cucendolo e tagliandolo su misura per il paziente. La metodica si avvale delle nuove conoscenze scientifiche e delle risorse bioinformatiche. E’ in pratica un’analisi molecolare del Dna e consente di definire la terapia giusta, alla dose giusta per il paziente giusto. In tal modo si evita e si riduce il costo tossico di una terapia e il costo economico per il sistema che eroga la prestazione. Non solo in campo oncologico. L’ambito della medicina personalizzata è applicabile alle patologie più diverse per ritagliare terapie diverse: ad un’artrite, una bronchite o un raffreddore, i pazienti rispondono diversamente e individualmente».
Come si riesce a definire la terapia più aderente al caso? Si tratta di procedure costose?
«Basta un prelievo di sangue per definire con precisione la terapia ottimale, che il paziente può realizzare senza dover pagare costi tossici e senza effetti avversi.
Prendiamo un paziente cronico che ha accumulato 3-4 patologie e assume perciò diversi farmaci. Questi possono essere ottimizzati se si capisce quale farmaco agisce bene. Nella gestione vengono analizzati i farmaci più comuni. L’analisi fatta sul prelievo di sangue riesce a valutare se in una sfilza di farmaci comuni (voltaren, aulin, aspirina…) ci possono essere quelli che il paziente non può utilizzare».
In sostanza la medicina di precisione tende ad individuare quei farmaci che non producono reazioni avverse al paziente e che non creano problemi in fase di smaltimento?



«La dinamica è più complessa. Moltissime delle reazioni avverse a farmaci, che spesso vengono confuse come reazioni allergiche, in realtà sono reazioni legate a una disfunzione di quei meccanismi di smaltimento dei farmaci che sono legati a fattori genetici o sovrapposti ambientali. Il paziente per motivi sovrapposti, non riesce più a detossificare un farmaco che assume. Questa reazione viene spesso confusa come reazione allergica. Accade quindi che Il paziente viene individuato NON allergico e quindi confuso come soggetto psichicamente labile. Invece con questo tipo di valutazioni si hanno dotazioni diagnostiche eccezionali che mettono in sicurezza il paziente e in garanzia il medico prescrittore, certo che i farmaci non possono nuocere».
Della Medicina di precisione potrebbero beneficiare anche le malattie rare e le sensibilità chimiche multiple?
«Le malattie rare appartengono a un altro ambito. E tuttavia potrebbero trarre grandissimo vantaggio dalle applicazioni della medicina personalizzata. Sul tema delle sensibilità chimiche multiple e delle patologie delle iperattività ambientale si può aprire un capitolo lunghissimo che riguarda anche i tanti pazienti che non riescono a tollerare neppure l’acqua fresca e che si devono sottoporre a valutazioni diagnostiche e terapeutiche di cui hanno necessità, ma che non assumono per non avere reazioni avverse non legate a problematiche allergiche ma a tossine».
Perché il congresso SIMeP qui a Lecce?
«Devo collegarmi alla storia passata, quando la Asl Lecce aveva istituito il Centro Imid a Campi Salentina ed era stata presa in esame anche la medicina di precisione. Parliamo del 2012. Poi la vicenda nota a tutti della sospensione, mentre i lavori scientifici erano pronti e già pubblicati. Poi andando avanti l’argomento approda alla SIMeP e al prof Maurizio Simmaco, il biologo molecolare della Sapienza di Roma che è l’antesignano delle esperienze.
A Lecce perché adesso la SIMeP si organizza territorialmente in 3 aree: Sud, Centro e Nord. L’area Sud farà riferimento a me, Mauro Minelli, per riavviare il discorso scientifico nel rispetto di quello che presso la Asl di Lecce si era cominciato a fare.
Nei mesi scorsi lo stesso governatore Emiliano aveva aperto in questa direzione, pensando di ricostituire l’ex Imid. Gli ho chiesto un incontro per dettagliare la proposta scientifica, ma sono sopravvenute le elezioni. Mi auguro che, appena sarà libero da impegni, si ragionerà sul da farsi. Non credo a una struttura unica, ma un’organizzazione con dotazioni strumentali costose e particolari. Al momento l’unica struttura in grado di realizzare i protocolli completi è quella che fa capo al prof. Maurizio Simmaco presso il Policlinico universitario Sant’Andrea di Roma».







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