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La Asl installa un nuovo Angiografo all'Emodinamica del Fazzi

L’Angiografo dell’Emodinamica del “Vito Fazzi” ha compiuto 20 anni e presenta “criticità funzionali”. A dicembre scorso è rimasto fermo per un mese. Perciò la direzione della Asl corre ai ripari, abbrevia i tempi e chiede al Consorzio di imprese che costruisce il nuovo Dea di anticipare la fornitura di uno degli Angiografi Philips Allura FD 20 C.
Parallelamente l’ufficio tecnico dell’azienda sanitaria nei giorni scorsi ha appaltato i lavori per l’adeguamento e l’allestimento della sala angiografica e degli impianti alla ditta Ste.Mar di Calimera
che ha presentato il ribasso più consistente (32,96% sull’importo di 182.672 posto a base d’asta). L’impresa salentina realizzerà i lavori per un totale di 154.591 euro (compresi gli oneri).
Ma torniamo all’Angiografo della sala di Emodinamica interventistica, che attualmente «continua a lavorare» al 1° piano del “Fazzi”.
«L’angiografo che abbiamo ha 20 anni – fa sapere il dott. Dionigi Fischietti (in foto), l’emodinamista che con l’angiografo ci lavora ogni giorno, alle prese con emorragie, coronarie chiuse e valvole da sostituire – Dopo 10 anni, soprattutto le apparecchiature diagnostiche che lavorano sul cuore, andrebbero sostituite».
L’Angiografo è una macchina fondamentale per studiare i pazienti con patologie cardiache: sia sulle coronarie, sia sulle valvole cardiache. «Possiamo lavorare – spiega Fischietti - anche sulle arterie del collo, sulle carotidi, sull’aorta toracica addominale e sulle arterie degli arti inferiori. In pratica su tutto il corpo».
Data l’importanza degli organi interessati, la macchina deve poter funzionare in ogni momento e non può interrompersi.
«Infatti, se si dovesse bloccare improvvisamente il nostro angiografo - fa sapere Fischietti - visto che non abbiamo altre possibilità, da appena un mese portiamo il paziente nella sala angiografica della Neuroradiologia diretta dal dottore Lupo, dove è stato fatto un adattamento per queste situazioni. Prima lo dovevamo portare, così tutto intubato e cateterizzato, alla clinica Città di Lecce». Perché questo cambio di programma?
Evidentemente la morte di un giovane 37enne, avvenuta l’8 dicembre scorso per emorragia in concomitanza con la rottura dell’Angiografo del “Fazzi” e del contemporaneo blocco dell’angiografo del “Perrino” di Brindisi, dove era stato portato, ha suggerito ai vertici della sanità regionale di attivarsi per evitare il ripetersi di altri eventi a rischio.
Sull’argomento, il 7 marzo scorso, i consiglieri regionali Luigi Manca e Francesco Ventola hanno presentato un’interrogazione urgente «perché le emorragie cerebrali – aveva sostenuto Manca che è medico- sono patologie abbastanza frequenti e necessitano di embolizzazione, per salvare la vita di queste persone».
Intanto all’Emodinamica del “Fazzi” si continuano a fare circa 1.750 procedure l’anno. Una media di quasi 5 esami diagnostici-interventistici al giorno, compresi i festivi.
L’esame diagnostico più utilizzato è la coronografia. Se ne fanno 1400/anno. Segue l’Angioplastica, con 750 procedure. E poi via via, sostituzioni di valvole, carotidi…


Per un tale volume di lavoro, stando alle linee guida nazionali, occorrerebbero 2-3 angiografi. E soprattutto una “sala ibrida” (dove far lavorare gli emodinamisti assieme ai cardiochirurghi). Sala che oggi al “Fazzi” non c’è.

fonte salute salento







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