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«Maggiore attenzione verso il verde pubblico»

«Una gestione dei cantieri a dir poco approssimativa nell’area del verde attrezzato». E’ quanto denuncia l’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Lecce.
Da un’analisi effettuata dagli stessi agronomi risulta il disseccamento pressoché irreversibile di un magnifico esemplare di pittosporo ad alberello, una delle poche piante
superstiti di un progetto che ha trasformato una delle aree verdi storiche di Lecce, Piazza Italia, monumento ai Caduti, di fronte a Porta San Biagio, in una spianata di cemento, dove i pochissimi alberi di nuovo impianto, alcuni dei
quali, peraltro, già danneggiati dal freddo invernale, sono stati collocati in buche di dimensioni assolutamente inidonee e dove le piante preesistenti sono trattate con assoluta mancanza di accortezze tecniche.
Nel cantiere in questione i pittospori, le querce e una meravigliosa Araucaria excelsa sono da molti e molti mesi a radice scoperta, in mezzo alle polveri di un cantiere che non accenna a chiudersi. Il progetto della piazza non ha, secondo gli agronomi, avuto riguardo per una valutazione storica e contestuale, e scarsa attenzione è stata prestata alla salvaguardia e alla progettazione della componente verde.

«Entrando nel dettaglio tecnico - commenta Fabio Ippolito, agronomo - si rammenta che le radici di una pianta si estendono nella terra tanto quanto la chioma si estende in alto. Nella zona delle radici non dovrebbe essere depositato in nessun caso materiale da costruzione; l’acqua di lavaggio, in particolare quella con polveri di cemento, sarebbe da evitare e da convogliare lontano dalle stesse. Nella zona dell’apparato radicale - continua Ippolito - non dovrebbe essere permesso il costipamento né la vibratura; la posa di tubazioni andrebbe eseguita fuori della zona delle radici e vicino ad esse lo scavo andrebbe fatto a mano, le radici più piccole tagliate in modo netto e medicate, mentre le radici più grosse andrebbero sottopassate con le tubazioni senza procurare ferite e protette contro il disseccamento con juta o pvc. Infine - conclude - nella zona degli alberi gli scavi non devono restare aperti più di una settimana, con tempo umido due settimane. Se c'è un'interruzione dei lavori bisognerebbe riempire provvisoriamente lo scavo o coprire le radici con una stuoia per essere mantenute umide e gli scavi dovrebbero comunque essere riempiti al più presto».

«Purtroppo - dice Rosario Centonze, presidente dell’Ordine - assistiamo a continue aggressioni alle aree a verde ed alle loro componenti nella fattispecie gli alberi, basta guardare cosa succede alle querce di Piazza Mazzini ed alla forte potatura alle quale sono state sottoposte. L’assenza di una figura tecnica (dottore agronomo o dottore forestale) nella fase della direzione dei lavori sicuramente eviterebbe questi gravi errori di valutazione nella cura agronomica e nella salvaguardia delle piante esistenti».

L’Ufficio Stampa

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