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LAVORO: COLDIRETTI TARANTO, INCIDENZA SETTORE AGRICOLO 11,7%; AL PREFETTO PIU' SICUREZZA PER DIPENDENTI E IMPRENDITORI

L’incidenza dagli occupati nel settore agricolo in provincia di Taranto è pari all’11,7%, secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio, un valore importante da tutelare e promuovere sul fronte degli occupati e delle stesse imprese agricole.
“Da ciò nasce la nostra posizione assunta nel corso dell’incontro sulla sicurezza in Prefettura a Taranto. E’ innegabile che il caporalato sia un fenomeno, purtroppo, ancora presente ed è senz’altro una delle
piaghe che ostacolano il corretto sviluppo dell’economia italiana - spiega il Presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo - si tratta, però, di un’anomalia strisciante che arreca danno ai lavoratori e alla migliaia di aziende agricole sane che nulla hanno a che fare con i caporali. Va promosso in modo, ancora più efficace un modello di sviluppo da realizzarsi seguendo la strada della trasparenza, della legalità e delle regole certe. In quest’ottica risulta indispensabile che giungano a termine le fasi dei rinnovi contrattuali attualmente in discussione in Puglia e che siano realmente rispondenti alle esigenze del mercato del lavoro. Non va certamente più rinviata l’operazione di trasparenza e di emersione, mettendo a punto un patto di emancipazione dell’intero settore agricolo in grado di distinguere chi oggi opera in condizioni di sfruttamento e di illegalità da chi produce in condizioni di legalità. A ciò deve aggiungersi una politica attiva territoriale, mirata ad incentivare i rapporti tra organizzazioni datoriali e sindacati dei lavoratori ed i percorsi di formazione e qualificazione professionale sia per i lavoratori agricoli italiani che extracomunitari. Perché il caporalato che si sta combattendo in Italia è un anomalia che si muove e striscia in un settore economico che vive di trasparenza e legalità e le imprese sane vanno tutelate”.
La natura delle doglianze del mondo imprenditoriale - secondo il V° Rapporto Agromafie, elaborato da Eurispes e Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sull’agroalimentare – è, quindi, legata esclusivamente alle modalità con le quali verrà data applicazione alla norma, e non certamente alla sua finalità, che non solo sono pienamente condivise, ma di cui se ne sentiva obiettivamente anche la necessità.
“La preoccupazione delle nostre imprese pugliesi è che per una qualsiasi lieve omissione commessa – aggiunge il Direttore di Coldiretti Taranto, Aldo De Sario - prima punita con una sanzione amministrativa anche di poche decine di euro, domani ci si possa trovare a rispondere di un grave reato penale davanti ad un Giudice, imputati e trattati alla stessa stregua del più becero caporale, rischiando sia la galera che la confisca dell’azienda. Secondo il Rapporto di Eurispes e dell’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura di Coldiretti, presieduto da Giancarlo Caselli e composto da circa 60 magistrati tra cui, Motta, Baldanza, Di Marzio, Giambrotta, la norma contro il caporalato, in fase di applicazione, dovrà contenere un elemento centrale  capace di distinguere inequivocabilmente chi oggi lavora e produce in condizioni di legalità da chi opera in condizioni di sfruttamento e di illegalità del lavoro, promovendo il valore dei primi e reprimendo duramente l’operato dei secondi”.
Dalle conserve di pomodoro cinesi all’ortofrutta sudamericana a quella africana in vendita nei supermercati italiani fino ai fiori del Kenya, quasi un prodotto agroalimentare su cinque che arriva in Italia dall’estero non rispetta le normative in materia di tutela dei lavoratori – a partire da quella sul caporalato – vigenti nel nostro Paese. La natura delle doglianze del mondo imprenditoriale  - secondo il Rapporto – è, quindi, legata esclusivamente alle modalità con le quali verrà data applicazione alla norma, e non certamente alla sua finalità, che non solo sono pienamente condivise, ma di cui se ne sentiva obiettivamente anche la necessità.
Stessa sicurezza va assicurata, però, alle imprese agricole della provincia di Taranto, saccheggiate quotidianamente da bande criminali italiane e straniere. I reati contro il patrimonio (furto, abigeato, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione, ecc.) rappresentano la “porta di ingresso principale” della malavita organizzata e spicciola nella vita dell’imprenditore e nella regolare conduzione aziendale.
Risulta elevata l’intensità dell’associazionismo criminale in provincia di Taranto (39,4). Oltre ai gruppi organizzati di nazionalità italiana, la mappa della criminalità straniera risulta principalmente di origine Albanese, Romena, Russa e Nord Africana. Secondo i dati dell’Osservatorio, presieduto da Gian Carlo Caselli, in Puglia l’incidenza dei reati di associazionismo di stampo mafioso è pari al 10,3% con 52 denunce di associazionismo per delinquere e 6 di tipo mafioso. Lo spaccato sulla contraffazione evidenzia quanto siano fortemente significative le risultanze relative ai territori di arrivo delle merci, come le realtà portuali, o la lavorazione delle merci con 851 denunce. Una simile analisi è stata condotta anche per la tipologia del reato di estorsione con 638 denunce, generalmente gestito dalle organizzazioni criminali.


Taranto, 24 marzo 2017

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