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Una vittoria del No senza possibilità di appello

Una vittoria del No senza possibilità di appello: un’onda di voti contrari alla riforma del Senato ha travolto il governo di Matteo Renzi che poco dopo ha annunciato le sue dimissioni da presidente del Consiglio. “Ho perso io”, ha detto in diretta da Palazzo Chigi. L’Italia si è presentata alle urne con un’affluenza altissima (68,48 per cento) dimostrando che la chiamata ai seggi è stata fin dall’inizio un referendum pro o contro l’esecutivo capace di mobilitare tutta la popolazione. Secondo i primi risultati del Viminale, il No vince con il 59,5 per cento dei voti contro il 40,4%. Diverso il risultato se si guardano gli elettori all’estero che invece hanno dato il loro parere positivo sulla riforma con il 65 per cento dei consensi.

Come anticipato dai sondaggi degli ultimi mesi, Renzi non convince il Paese e viene punito da Nord a Sud per la scelta di personalizzare la consultazione. La presunta rimonta degli ultimi giorni di campagna elettorale, sulla spinta dell’endorsement strappato al fotofinish all’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, si è rivelata un’illusione. L’Italia è andata in massa a votare per, di fatto, mandare a casa il governo. La mappa dei risultati rivela una vittoria del No quasi dappertutto con pochissime realtà in cui il Sì è riuscito a prevalere. Una sconfitta sul territorio che conferma le difficoltà già riscontrate durante le scorse amministrative e soprattutto mostra un disagio in alcune delle zone del Paese maggiormente colpite dalla crisi economica. I contrari stravincono in Sardegna dove ottengono oltre il 72 per cento dei consensi eOristano è uno dei centri dove l’opposizione è più marcata (75,5%). Per trovare un dato così schiacciante bisogna andare nell’altra isola, in Sicilia: qui i contrari superano il 71 per cento e la provincia di Palermoraggiunge addirittura il 72,2 per cento di No al progetto Boschi.Gli oppositori ottengono un successo netto anche in Campania, regione al centro delle polemiche per le sparate del presidente dem Vincenzo De Luca: qui il No arriva a oltre il 68 per cento con il picco diNapoli, la città di De Magistris, dove raggiunge il 70. Da notare anche il 64 per cento di Salerno, città dove il governatore è stato sindaco. Come ha raccontato il Fatto Quotidiano, De Luca in una riunione con i sindaci campani aveva chiesto una mobilitazione con tutti i mezzi per portare la gente a votare Sì, citando come esempio Agropoli (dove tra l’altro ha vinto il No). La riforma Renzi è stata anche sonoramente bocciata dalla Puglia, regione del renzianissimo sindaco di Bari Antonio Decaro, ma anche di uno dei punti di riferimento della minoranza dem e presidente Michele Emiliano: qui il No arriva al 67 per cento (e nel capoluogo al 68%). Da segnalare il risultato di Roma: nonostante la vittoria schiacciante delMovimento 5 stelle alle amministrative di giugno scorso, qui il fronte dei contrari alla riforma ottiene il 59 per cento dei consensi e il 61 se si considera anche la provincia. E’ il dato più basso di tutta la Regione dove comunque il No si attesta intorno al 68. Renzi perde anche in Piemonte, ma con uno scarto minore: il No qui si ferma al 56 per cento e Torino al 53 per cento. Grande attenzione anche alle zone colpite dal terremoto nei mesi scorsi. Ad Amatrice e Norcia vince il No con, rispettivamente, il 65,96 e il 55,59 per cento dei voti. A Camerino si afferma il Sì con il 53,71%. In Lombardia è stata bocciata la riforma, ma non nella Milano del neosindaco Pd Beppe Sala dove il Sì ha strappato il 51,14 per cento contro il 48. Per quanto riguarda le grandi città il No ce la fa anche a Genova, Venezia e Brescia. Il Pd perde anche in VenetoFriuli Venezia Giulia, dove il No arriva al 60,99 per cento. Il Nord ha abbandonato Renzi, ma è soprattutto al Sud che sono stati registrati i dati più clamorosi. Vincono i contrari anche in Calabria, dove al tempo stesso l’affluenza è stata tra le più basse.In controtendenza c’è il Trentino Alto Adige dove il Sì ottiene il 59 per cento dei consensi: a Bolzano supera addirittura il 63%. Tra le città capoluogo che premiano il presidente del Consiglio c’è Firenze (oltre 56 per cento), non a caso il centro dove Renzi è stato sindaco. Altra regione che si distingue è l’Emilia Romagna dove i favorevoli superano, anche se di poco, i contrari: 50,35% contro 49,65%. La terra un tempo rossa e da sempre fedele al Partito democratico regge il colpo anche se con una vittoria di misura: lo stesso leader della minoranza dem Pierluigi Bersani in campagna aveva chiesto una mobilitazione dei suoi corregionali per respingere il progetto, ma non è riuscito a sovvertire la fedeltà ai dem. In particolare vince il No nelle province di Piacenza, Parma (ma nella città dell’ex M5s Federico Pizzarotti ha vinto il Sì) e Ferrara, mentre in tutte le altre (vedi Bologna e Reggio Emilia) il Sì riesce a spuntarla. Ancora più schiacciante il risultato in favore della riforma Renzi a Modena. Sotto la Ghirlandina il sì ha vinto col 55,85% (57.460 voti) contro il 44,15% per il no (45.417 preferenze). Il Sì vince anche in Toscana (52 a 47%), anche se perde naturalmente nelle grillina Livorno (ma anche nelle province di Massa Carrara e Grosseto).Comunque la si guardi si tratta di una sconfitta senza precedenti per il presidente del Consiglio che conferma la débacle delle scorse elezioni amministrative. In serata, in diretta da Palazzo Chigi ha annunciato, come da previsioni, il suo passo indietro. Renzi ha prima twittato: “Grazie a tutti comunque, viva l’Italia” con un post scriptum: “arrivo, arrivo”, proprio come quando nel 2014 stava per assumere l’incarico dopo il colloquio con Giorgio Napolitano. Poi ha fatto l’annuncio: “La mia esperienza di governo finisce qui”. Lunedì pomeriggio ci saranno le dimissioni dopo il consiglio dei ministri e, si ipotizza, inizieranno le consultazioni. Diversa storia riguarda quello che succederà dentro il Partito democratico: il vicesegretario Lorenzo Guerini ha annunciato che sarà convocata la direzione del partito per martedì 7 dicembre e in quell’occasione Renzi potrebbe dimettersi anche da segretario. Intanto le forze politiche che hanno sostenuto il No durante la campagna elettorale hanno già iniziato la campagna elettorale e in coro hanno chiesto il ritorno alle urne il prima possibile. Il primo a prendere la parola è stato il leader della Lega Nord Matteo Salvini che ha parlato di “una vittoria di popolo”. Subito dopo sono arrivati il Movimento 5 stelle e Forza Italia. Resta comunque il problema della modifica della legge elettorale che i grillini hanno già detto non voler contribuire a modificare in Parlamento: “Solo la Consulta potrà esprimersi sull’argomento”.
fonte-www. ilfattoquotidiano.it

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