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Presepe Vivente - Noha 2016 - 25 e 26 dicembre 2016 e 1 e 6 gennaio 2017 dalle ore 16.30 alle 21.00

C’è qui un gruppo di ragazzi ai quali non importa la partita doppia.
La loro contabilità conosce solo il dare. All’avere preferiscono l’esserci. Per questo fanno a pugni con il destino.
Migranti in casa loro non si scoraggiano di fronte allo sfratto: ne hanno ormai il callo. La loro Bet Lèhem, casa del Pane, non riesce a trovare alloggio stabile: il suo destino sembra essere l’espulsione, l’allontanamento, una porta in faccia.

Fu così anche per la ragazza madre e per il padre putativo cui fu assegnato il compito di accogliere il Figlio dell’Uomo.
Sbaraccare con cortese sollecitudine è l’espressione che questi ragazzi non s’aspettano ma che arriva puntuale con cadenza periodica: ieri da una masseria, oggi dalle casette, domani da chissà dove.
C’è chi intende il diritto di proprietà come esclusivo, senza obiezioni o ragioni, e non immagina la nudità di chi rischia di perdere il suo alloggio e fissa il cielo della stanza temendo di trovarsi senza.
Così s’apparecchia il presepe vivo di Noha, partendo da uno sfratto, una rimozione, un rifiuto.
Nel parco con torre e ponte sfrattati dall’oblio, tra mura scrostate ricovero di immagini e di storie, il viandante troverà dimora ospitale, e potrà capitargli d’interrompere gli incontri mancati con quel Dio, si spera, pronto a riscattare gli sfrattati dal lavoro, dalla casa, dalla propria terra, dal letto coniugale, dalle amicizie credute vere, da un ospedale senza risorse, da una scuola che cade a pezzi, da una terra che trema.      
Questo luogo diventa il domicilio del pane vivo disceso dal cielo, residenza di un Dio sfrattato dalle stelle.
Antonio Mellone

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